astronave terra

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TANTE DOMANDE E TANTE RISPOSTE PER CAPIRE MEGLIO IN MONDO IN CUI VIVIAMO ED IMPARARE A RISPETTARLO E PROTEGGERLO
 
 
 
astronave terra

dove viviamo?

Tutti noi viviamo in un’astronave chiamata Terra.

 

perchè un’astronave?

Perché viaggia nello spazio alla folle velocità di 29,6 km al secondo ed è dotata di una cabina pressurizzata, chiamata TROPOSFERA, ricca di ossigeno che ci permette di vivere.

 

Dimensioni della terra

quanto è grande l’astronave terra?

12.714 km , 10 Italie messe in fila indiana sono sufficienti a trapassarla da parte a parte. Molte persone credono che la terra sia una cosa immensa, ma non è così.

 

quanto è grande la cabina pressurizzata in cui viviamo?

La regione d’atmosfera da cui traiamo l’ossigeno per vivere si estende mediamente per 12 km dalla superficie della terra.

Troposfera

Si tratta di uno spazio vitale piccolissimo. Questo segno azzurro identifica la nostra cabina pressurizzata. Se rispettassimo le reali proporzioni, tale linea dovrebbe essere ancora più sottile, quasi invisibile. Questo da l’idea di quanto sia ridotto il nostro spazio vitale.

Poiché riteniamo molto importante questo fatto cercheremo di rappresentare le dimensioni della nostra troposfera con degli altri esempi:

Immaginiamo un pallone di gomma inzuppato con uno straccio bagnato.

Esempio troposfera

Il velo d’acqua che vi rimane corrisponde in proporzione allo spessore d’atmosfera che ci permette di vivere.

Se disponiamo in senso verticale la distanza che separa lo Stadio Olimpico e il Palazzetto dello sport della città di Roma, otterremo l’altezza reale della nostra cabina pressurizzata.

 

 

vi sembra impossibile che sia così piccola?

Purtroppo è così. Per questa ragione dobbiamo imparare a rispettare il nostro minimo spazio vitale.

Oggi, invece, il nostro comportamento è quello di tanti astronauti che vivono all’interno della loro cabina bruciando risorse e respirando le conseguenti emissioni tossiche, senza alcun rispetto neppure per la calotta che ci protegge dall’esterno.

Se continuiamo in questo modo verremo ricordati fra cent’anni come quei pazzi che hanno esaurito il petrolio, abbattuto le foreste, causato l’estinzione delle biodiversità, inquinato l’aria, l’acqua, la terra e danneggiato l’involucro protettivo del pianeta. I pazzi che avevano fatto del consumo una filosofia di vita.

Esaurimento risorse

 

cos’è l’involucro protettivo della terra?

È uno strato di rivestimento della troposfera che ha la funzione di difendere gli esseri viventi dai raggi ultravioletti del sole.
Questo rivestimento è detto OZONO.

 

cosa succede se non rispettiamo l’integrità del nostro guscio d’ozono?

Purtroppo abbiamo utilizzato per anni e continuiamo a farlo, dei gas che forano questo scudo protettivo, permettendo ai raggi ultravioletti del sole di penetrare nell’astronave, con grave danno per la nostra salute e per l’integrità di tutti gli esseri viventi.

Ozono

Compresa la dimensione e l’importanza della nostra cabina pressurizzata, vediamo ora con esattezza come vi accumuliamo al suo interno un gas detto ANIDRIDE CARBONICA.

cos’è l’anidride carbonica?

L’anidride carbonica è un gas che si forma nei processi di combustione, dall’unione del carbonio contenuto nei combustibili con 2 atomi di ossigeno presenti nell’aria.

C + O2 = CO2 carbonio ossigeno anidride della carbonica troposfera

quanti kg di anidride vengono prodotti ogni anno sulla terra?

Buco dell'ozono

Circa 29.000 miliardi di kg (dato 1994)*
  

chi produce tanta co2?

12.650 miliardi di kg provengono dai paesi industrializzati, dove vivono circa 1 miliardo di persone. 10.350 miliardi di kg sono prodotti dal resto del mondo che conta una popolazione complessiva di 5 miliardi. 6.000 miliardi di kg sono il risultato della combustione delle foreste tropicali. **
* Dati: World Resources Institute tratti dal libro “Futuro Sostenibile”, Wuppertal Institut, EMI, Bologna, 1997.
** Ibidem.  

tutta l’anidride carbonica emessa nel nostro minuscolo spazio vitale viene poi eliminata?

Produzione CO2

Solo circa la metà dell’anidride emessa in atmosfera viene assorbita dagli oceani e dalle foreste. L’altra metà si accumula sempre di più all’interno della nostra navicella.

I dati analizzati sono tanto impressionanti, quanto estranei alla realtà della singola persona. Ognuno di noi percepisce la gravità dei fenomeni ambientali, ma tende a sollevare se stesso da qualsiasi responsabilità. Di seguito vogliamo rendere consapevole il singolo individuo del proprio impatto ambientale, pesando la dose di anidride carbonica di cui è diretto responsabile.
  

di quanta co2 è responsabile giornalmente una persona occidentale con tutte le sue attività ed i suoi consumi?

In media una persona è responsabile dell’emissione nell’aria di 34 kg di anidride carbonica al giorno. Una quantità pari circa alla metà del suo peso.
  

com’è possibile che un singolo individuo produca tanta anidride carbonica?

Facciamo degli esempi.
Tenere una lampadina accesa per 4 ore corrisponde a produrre 0,2 kg di CO2.
Fare una doccia significa espellere 1 kg di anidride nell’aria, lo stesso impatto generato da un lavaggio in lavastoviglie.
Tenere un freezer in attività significa generare 40 gr di CO2 all’ora.
Percorrere 10 km con un’auto a benzina, supponendo una prestazione di 13 km con 1 litro , equivale ad emettere 2 kg di anidride carbonica.
Ogni kg di benzina bruciato si trasforma in 2,6 kg di CO2, poiché il carbonio contenuto nella benzina si unisce a 2 molecole di ossigeno presenti nell’aria e aventi all’incirca lo stesso suo peso.
Riscaldare un appartamento di 60 m2 nei mesi invernali, contribuisce ad emissioni pari a 20 kg al giorno.
  

quanta anidride carbonica produciamo invece con la respirazione?

La quantità emessa con la respirazione è insignificante ( 0,8 kg al giorno).

quali danni provoca all’ambiente l’anidride che ognuno di noi produce?

Uno dei danni principali è l’EFFETTO SERRA, del quale è responsabile per il 50%.
  

cos’è l’effetto serra?

Per capirlo analizziamo la condizione normale della terra. Durante il giorno la superficie terrestre accumula il calore irraggiato dal sole. Nelle ore notturne il calore viene disperso nello spazio.

L’eccessiva concentrazione di anidride nell’aria forma invece, una sorta di cappa che impedisce l’espulsione del calore assorbito dalla terra nelle ore diurne.

L’effetto conseguente è analogo a quello che si ottiene all’interno di una serra.  

l’industria che responsabilità ha in tutto questo?

L’industria ha una grossa responsabilità in tutto ciò, perché utilizza enormi volumi d’energia, liberando nell’atmosfera massicce quantità di CO2.  

come si comporta l’industria?

Qualsiasi industria, grande o piccola, ha bisogno di una serie di fornitori. Da essi ottiene un servizio che regolarmente paga.
Solo al fornitore natura l’industria non corrisponde per i servizi resi. In cambio dell’ossigeno necessario alla combustione e alla produzione di energia, la natura quindi non riceve nulla, se non emissioni tossiche. In questo modo l’industria cumula un grande debito verso l’ambiente, un debito che le generazioni future erediteranno.  

l’industria ha la possibilità di pagare il proprio debito?

Certo, ma è necessario un po’ di impegno. I produttori possono infatti annullare l’effetto prodotto dall’anidride carbonica emessa nell’esercizio delle loro attività, finanziando appositi depuratori per la conversione dell’anidride in ossigeno.  

ma può esistere davvero un depuratore di anidride carbonica?

Qualsiasi impianto del genere costruito dall’uomo avrebbe bisogno di energia per funzionare e dunque di ossigeno. Un dispendio energetico che si tradurrebbe in nuova emissione di CO2, annullando qualsiasi effetto positivo. La natura d’altra parte ci viene incontro con un’efficiente fabbrica di ossigeno: l’albero.
L’albero, infatti, funziona completamente ad energia solare, utilizza come materia prima l’anidride carbonica, libera come scarto di produzione ossigeno e fornisce legno come prodotto finale, costituendo il più ecologico depuratore mai esistito.  

ma è vero che di notte l’albero produce anidride carbonica e consuma ossigeno?

L’albero lavora in 2 fasi: durante le ore diurne avviene il processo di fotosintesi, in cui l’albero assorbe CO2 e libera ossigeno. Nelle ore notturne ha luogo la fase di respirazione con l’effetto inverso. Il bilancio delle due fasi è estremamente favorevole alla fotosintesi, per cui nel complesso si ha un risultato di assorbimento di CO2 e liberazione di ossigeno.  

come può agire il singolo cittadino?

Il singolo cittadino può ricorrere a 3 vie:
1. Ridurre i consumi
2. Adottare un comportamento d’acquisto che orienti l’industria a prodotti e processi ecocompatibili.
3. Promuovere su scala locale e internazionale il rimboschimento.  

quanti alberi deve piantare ogni occidentale per trasformare la co2 prodotta con l’agire quotidiano?

*
*I dati si riferiscono ad un bosco in fase di crescita. Il risultato è stato ottenuto da una media generale. In realtà, se il rimboschimento avviene nelle zone equatoriali dove la crescita è più veloce della media e indipendente dalla stagione, i dati risultano molto più ottimistici.  

per mantenere questo equilibrio ogni persona deve ripiantumare 0,78 ettari di bosco l’anno?

No, perché un bosco ripiantumato continua la sua opera di depurazione per tutto il periodo della crescita (circa 100 anni). Terminato il suo ciclo di vita, il legname prodotto, ricco del carbonio inglobato dalla CO2, dovrà essere usato per impieghi destinati a durare nel tempo (mobili, abitazioni, ecc.). L’eventuale sua combustione provocherebbe infatti la re- immissione del carbonio nell’ambiente sotto forma di CO2, rendendo così inutile l’intero processo.  

esistono aziende che hanno pagato il proprio debito con la natura finanziando fabbriche
di ossigeno?

Tra le aziende si sta facendo strada un concetto molto semplice: se non conserviamo l’ambiente e le possibilità di vita, per chi produrremo in futuro? È una visione che può apparire egoistica, ma che per fortuna obbliga le aziende ad operare un cambio di direzione e a partecipare attivamente alla salvaguardia dell’ambiente. Un nuovo atteggiamento che non risponde solo al bisogno di preservare una possibilità di mercato, ma sottende una morale ben precisa: quel legame familiare che ci spinge a desiderare per i nostri figli un mondo migliore.
  

ecco un’azienda che comincia a pagare il suo debito con la natura.

La produzione di mobili implica il consumo principalmente di legname e di ossigeno prelevati dall’ambiente. Valcucine ormai da oltre sette anni ha intrapreso la strada di pagare il suo debito, ripristinando le materie rinnovabili. Con due progetti di riforestazione quest’azienda riequilibra le risorse sottratte alla natura, ripiantumando tanti alberi quanti sono necessari a compensare le emissioni di C02 e il consumo di legname.
Tali progetti hanno dimostrato come sia possibile realizzare il difficile compromesso tra etica ambientale e orientamento al profitto.
Questo lavoro di ripiantumazione è stato possibile grazie all’aiuto di BIOFOREST, l’associazione per la rigenerazione degli ambienti naturali, e con il contributo finanziario di Valcucine e di altre aziende e di molti privati sensibili all’ambiente. Attualmente Bioforest ha attivato quattro progetti pilota di recupero ambientale: le operazioni Otonga e Xavante in Amazzonia e i progetti Vinchiaruzzo e Occhione in Italia.